Luglio 2011
“Originalità, intuizione, fervida creatività, tecnica indiscutibile, e tanta qualità. Questi sono gli elementi che saltano subito “all’orecchio” ascoltando il nuovo progetto di Federica Zammarchi, Jazz Oddity (...) Le songs del White Duke vengono dunque sfrondate delle caratteristiche che ne hanno segnato il passaggio nella hall of fame, svestite degli abiti stilistici di inconfondibile peculiarità e ripensate completamente dal principio, dando vita ad un tipo di musica che rispecchia pienamente le intenzioni della band di creare qualcosa di nuovo che appaia diverso,e non solo dalla musica dello stesso Bowie. Resta così soltanto un tenue riferimento all’artista, un omaggio intelligentemente elaborato per essere recepito come una musica piacevole all’orecchio, al di fuori del contesto originale dal quale ogni canzone ha visto la luce. (...) Il feeling naturale ed il turgido groove interpretato dal complesso è frutto di un interplay solido e convincente (...) Forbiti patois sonori e notevoli idee compositive fanno di questo progetto una novità da tenere certamente in considerazione, e che fa ben sperare per i progetti futuri di questa cantante di indubbia qualità. Un pensiero va anche a questa formazione strumentale di grande livello, brava sia nella cura dell’espressione, nell’ esecuzione delle singole capacità stilistiche e nella sentita empatia verso il progetto e le idee di Federica Zammarchi.
Chapeau.
Andrea Valiante
25 Luglio 2011 (Live Report)
“Grande coesione ha mostrato il quintetto nelle sue individualita’, la voce della Zammarchi ha dato un impatto forte e di classe con la sua bellezza ed estensione, dando nuovi colori e risalto alle melodie ed armonie delle composizioni della rock star inglese. Di sicuro un progetto ambizioso che è stato concretizzato egregiamente con risultati notevolissimi in termini di qualita’ prettamente artistiche e musicali, sfociato nella pubblicazione di un lavoro in studio intitolato appunto “Jazz Oddity”.”
Stefano Albanese
11 Luglio 2011 (Intervista)
“C’è un fenomeno che sta segnando i nostri panorami con un'identità forte e in crescendo: dalla genetica complessa (lontani cromosomi veneto-elvetici - così almeno la raccontava il De Bello Gallico - natalità toscana e petrarchesco sangue nelle vene fino alla stagionatura nel terreno di coltura della scena romana (non certo carente in enzimi e fermenti), Federica Zammarchi alla sua seconda esperienza discografica sceglie di reinterpretare un astuto e carismatico Maestro del transgender, sfidando l'immaginario universale con un arsenale tecnico e culturale che, come rivelerà quest'intervista, non ha nulla di approssimativo, tanto meno aperto a diffidenze preconcette una volta presa confidenza con questo abbordabile quanto inaspettato personaggio. Una giornata in sua compagnia è certo una completa discesa in campo nelle incombenze del musicista, dalla preparazione domestica del lavoro, alle ore presso la scuola di jazz tra lezioni e sessioni d'esame, scrittura, sala d'incisione, set di palcoscenico, non mancando di aggiornare le (spesso inevitabili) piattaforme di rappresentazione e contatto web. Ma ciò che emerge, e presto, dalla conversazione è non solo la vocazione al canto, ma l'inusuale preparazione storica e la sconcertante competenza tecnica (che ne fa un'indipendente macchina produttiva a tutto campo) e su cui, capita l'antifona, non ci siamo certo peritati di sfidarla.”
Romualdo Del Noce
Luglio 2011 (Intervista)
“Abbiamo ascoltato un Cd che definiamo "importante", uno di quei dischi che ami ascoltare a qualunque ora del giorno quando hai voglia di uscire dalla realtà ed astrarti in un immaginario che è un caleidoscopio di emozioni. Stiamo parlando di “Jazz Oddity”, un progetto dedicato all'arte del Duca Bianco "David Bowie". A proporlo è Federica Zammarchi, una vocalist eclettica con la passione per la composizione e l'arrangiamento. ND ha voluto incontrarla (...) Jazz Oddity è dunque Federica Zammarchi in tutti i suoi colori ma è anche il risultato di un progetto che vede coinvolti musicisti di assoluto valore, un’alchimia sapiente dove tutti gli elementi musicali contenuti nel Cd si combinano per creare, unitamente all’arte del Duca Bianco, un pensiero comune fatto di musica, armonia, equilibrio e bellezza.”
Maurizio Bignone
6 Luglio 2011
Opera che si sviluppa con più che ampia diversificazione stilistica lungo le undici lunghezze dell'album, che privilegia del Duca Bianco i capisaldi delle più classiche hit post-beat (ossia precedente l'euro-centrica fase avant-garde), nei fatti riprende nello spirito ma anche nella forma l'ampia versatilità di genere che avrebbe caratterizzato la lunga e sfaccettata traiettoria di un discusso e tuttora vitale padre del pop.
Concepito, arrangiato, rodato in prima persona dall'iperattiva Fede-Z, che si conferma magistrale nel controllo a tutto campo della sua creatura, e che per l'occasione si contorna da un quartetto di amici-solisti che sarebbe riduttivo liquidare come "sidemen di prim'ordine" (non fosse per l'incalzante scorrazzare tra scena e sala d'incisone, come più volte testimoniato anche su queste pagine), in Jazz Oddity chi avesse in mente le originarie hit così radicate nella memoria comune, ne ritroverà un'ampia rivitalizzazione nella palette d'arrangiamento, che osa rivolgimenti strutturali (Life on Mars?), irradia stranite eco siderali (Space Oddity), sospinge controllate sensualità (Aladdin Sane), lanciandosi poi nella libera corsa del progressive e del proto-hard (ma certo non soltanto), contemporanei al modello ma tuttora vitali, e che sanciscono il (fortunatamente) libero distacco e superamento dell'archetipo trainante. (...) è questa un'operazione che ci conferma l'attitudine ed il valido standard dell'agguerrita solista, il cui "autarchico talento" appare positiva conferma della "voglia di osare" dei nostri, da tempo non più marginali, creativi, e cui auguriamo la più ampia diffusione presso orecchie curiose e partecipanti.
Romualdo Del Noce
Aprile 2011
Se spulciando su Youtube trovi una versione di Space Oddity davvero strana, se ti soffermi ad ascoltarla e ti tocca il cuore, se la voce della donna è penetrante e intensa e parla direttamente alla tua anima, sei ti dimentichi che è stato David Bowie a comporre il brano, se non ti sfiora nemmeno l'idea di fare paragoni, allora stai ascoltando Federica Zammarchi. E se ti accorgi che Federica ha le competenze tecniche di cui solo le grandi dive del Jazz come Ella, Carmen e Sarah disponevano, se scopri che lei ha scritto i fini arrangiamenti e ha diretto le esecuzioni, e se ti dimentichi di tutto questo perchè sei rapito dalla bellezza della sua musica, hai capito la differenza tra una semplice vocalist e una vera artista.
In passato ho criticato Federica duramente su certi aspetti, ma ho anche scritto che, crescendo, avrebbe potuto facilmente essere proposta sulle scene internazionali. Questa crescita è avvenuta, e che Jazz Oddity diventi un best-seller o no - e lo merita - rimane un'opera d'arte, un qualcosa che resterà nel tempo.
Pierluigi Avorio, critico di Audiophile Sound tra il 2007 e il 2010.
“Da qualche tempo il proliferare delle proposte musicali, con la produzione di relativi cd, e' quasi imbarazzante; eppure fortunatamente qualcuno riesce ancora a sorprenderci. Questo e' quello che e' successo a me quando ho ascoltato il cd di debutto di Federica Zammarchi, cantante creativa, comunicativa e soprattutto stilisticamente personale.
Quello che emerge dalla musica registrata dalla cantante e' l'uso di un linguaggio interpretativo moderno unito ad un'ottima vocalita', ma soprattutto originale e sincero. Da notare positivamente anche la freschezza compositiva della leader che ha saputo scegliere i musicisti presenti nel cd tenendo conto della preparazione personale di ognuno, senza pero' trascurare l'insieme.”
Cinzia Spata
“Debutto discografico di sintomatica risolutezza per la vocalist toscana Federica Zammarchi, che si presenta con una registrazione connotata da abile raffinatezza esecutiva e sottili melodie retrò. Nel progetto “Fires ‘n Pyres” l’armonia è pensata come un concetto unico, fluido, melodico, eppure emerge (soprattutto nell’uso della voce) una ricerca intelligente della tecnicità in ogni sua angolazione che non risulta mai arida o spigolosa nei versatili passaggi espressi nel suo ardito percorso. L’opera prima di Federica Zammarchi rivela eleganza e misura, ma anche una complessa reinterpretazione di forme estetiche del passato, riprodotte con autenticità, raffinatezza e grande personalità.”
Andrea Valiante
“E’ importante promuovere il lavoro di donne del jazz, soprattutto se non si limitano a fare le cantanti – che e’ la nicchia dove sembrerebbe relegata gran parte del mondo femminile legato a questo genere musicale – ma hanno una proficua attivita’ di compositrici ed arrangiatrici. Federica Zammarchi e’ una di loro, ed e’ anche brava, e per di piu’ firma anche i testi dei brani presenti in questo bel cd, in cui trapela tutto il suo amore per il jazz, per la musica e per la vocalita’ jazzistica in senso stretto.”
Daniela Floris
“Questa voce equilibrata e disciplinata si muove attraverso influenze che possono far pensare nella precisione di certe diagonalizzazioni a Norma Winstone, e che ci portano un jazz che cerca d'essere personale e di non ancorarsi agli standard.”
Pier Luigi Zanzi
“La cantante ha voluto fare veramente suo questo lavoro scrivendo parole musica e arrangiamenti, oltre a curare il missaggio e il mastering, degli otto brani che compongono l'album in cui sono presenti soltanto due apprezzati standard, una vivace Nature Boy e l'Infant Eyes di Shorter con testo originale della stessa Zammarchi.”
Luca Labrini
“Abilità tecnica e pulizia timbrica connotano Federica Zammarchi, che ci ‘regala’ cinque composizioni originali e due covers, eseguite con perizia grazie anche al supporto degli ottimi musicisti che la affiancano”
Pierluigi Avorio
“Disco misurato, elegante, composto, sufficientemente personale questo della cantante e compositrice di origine senese Federica Zammarchi. E con i tempi che corrono non è cosa da poco”
Vincenzo Roggero
Presskit
Jazz Oddity - New Release
La Frontiera - CNI
Fires ‘n Pyres Reviews
Available on iTunes
Jazz Oddity Reviews